- 1 METODO SEARS O DEL CO-SLEEPING
- 2 METODO FERBER O ESTIVILL
- 3 METODO DI TRACY HOGG O METODO E.A.S.Y.
- 4 METODO MONTESSORI
Cullare il bambino per aiutarlo ad addormentarsi è una cosa del tutto naturale. Le mamme culla sempre i proprio piccoli e fanno in maniera assolutamente spontanea, come sa sapessero esattamente cosa fare e come farlo.
Per le prime volte, nel cullare il bimbo, forse un pochino di panico è normale e molti dubbi possono sorgere. Molte si chiedono “Come lo prendo in braccio?”, “Devo sorreggere la testolina?”, “E se mi cade dalle braccia?”, “Se non riesco a farlo addormentare, come faccio?”, ecco, domande di questo tipo. Inizialmente, un aiuto grande viene dato dalle infermiere in ospedale o dalle mamme delle stesse mamma, ma basta veramente poco per imparare a cullare il proprio figlio.
Questo movimento naturale è imitato anche da molti accessori che le mamme scelgono come sostituiti di se stesse, come le culle a dondolo.
La pratica del cullare il bambino è anche associata al suo pianto. Infatti, il cullare è anche un modo per consolare il bambino, per farlo tranquillizzare e rilassare tra le braccia della mamma. In linea generale, è importante che la mamma provi in prima persona a cullare il bimbo oppure che segua attentamente i consigli senza troppi ripensamenti. È importante provare fin da subito e non scoraggiarsi se il bambino non si addormenta o non si calma nei primi minuti del dondolio.
Per far addormentare il proprio bambino, molte sono le pratiche da poter provare. Cullarlo, cantargli delle ninne nanne, fargli un bel bagnetto caldo e rilassante, giocare un po’ con lui e molte altre azioni. Ognuna di queste è molto dipendente sia dal carattere del bambino che da quello della mamma, quindi, è importante che ogni genitore trovi il suo metodo.
La maggior parte delle mamma preferisce addormentare il proprio bimbo fra le sue braccia, cantandogli delle ninne o recitando delle filastrocche, come facevano le nonne. Altre donne, invece, preferiscono affidarsi a metodi più scientifici consigliati da esperti e pediatri.
Oggi, esistono anche molte pratiche e molti manuali che mostrano dei veri e propri metodi su come far addormentare il proprio bambino. Eccone 4.
METODO SEARS O DEL CO-SLEEPING
Questo metodo prevede che la mamma ed il bambini dormano insieme, nello stesso letto e condividendo lo stesso spazio. Si tratta di una pratica molto adottata in passato ma recenti ricerche hanno dimostrato che si tratta anche di un metodo pericoloso per bambino. Durante la notte e l’incoscienza di entrambi, il bambino ha una percentuale maggiore di essere soggetto a soffocamento oppure alla purtroppo nota “morte bianca”, ovvero la morte in culla detta anche SIDS. È stato, inoltre dimostrato che dormire in questo modo svilupperebbe nel bambino un tale attaccamento alla mamma da influire in maniera negativa in età adulta. Una variante di questo metodo è utilizzare quelle culle che possono essere avvicinate al letto grazie ad una delle sponde estraibili. In questo modo, la mamma ed il bambino possono dormire ad una distanza molto ravvicinata ma mantenendo ognuno i suoi spazi. La mamma può sempre tenere d’occhio il proprio bambino dei nei primi mesi di vita ovvero i più critici ed il bambino si sente più rassicurato dalla presenza della mamma.
METODO FERBER O ESTIVILL
Anche questo è uno dei metodi maggiormente criticati per la durezza con la quale i genitori devono metterlo in pratica. Pur essendo un metodo molto rigido, è stato dimostrato che i bambini, in questo modo, si abituano a dormire da soli in pochissimi giorni, anche quando sono molto piccoli. Questo metodo consiste innanzitutto che il bambino abbia la sua culla o il suo lettino in una camera diversa da quella dei suoi genitori. In secondo luogo, i genitori devono stabile a priori l’orario in cui vogliono far addormentare il proprio bambino. Questa pratica consiste nel posizionare il bambino nella culla, dopo averlo cullato e coccolato per qualche minuto. Il dottore consiglia anche di lasciare con il bambino il ciuccio oppure un giocattolo. Dopodiché, la mamma deve necessariamente uscire dalla stanza e lasciare il bambino da solo. Inevitabilmente, il bambino si metterà a piangere ma la mamma non può rientrare se non siano trascorsi almeno tre minuti. Questo lasso di tempo va gradualmente aumentato ed è necessario che mamma non si faccia commuovere dai pianti e mantenga il polso.
METODO DI TRACY HOGG O METODO E.A.S.Y.
Questo metodo ben si descrive con il suo acronimo, ovvero: Eat (Mangiare), Activity (Attività), Sleep (Dormire) e You (Tu). In realtà si tratta di una prassi molto semplice. Il bambino deve mangiare un pasto leggero per la sera e deve giocare un pochino appena finito di mangiare. Giochi semplici e tranquillo che possano aiutare la sua digestione. Appena il bimbo da segni di stanchezza (rallenta i suoi movimenti oppure si stropiccia gli occhi), allora è il momento di portarlo subito nella culla oppure nel lettino, cercando di farlo prima che si addormenti del tutto. Se il bambino si sveglia durante il sonno, la mamma può andare da lui, con calma e senza compiere gesti improvvisi, e cullarlo per qualche minuto affinché si calmi, per poi riposizionarlo nella sua culla. A queste semplici operazioni, molti genitori abbinano un bagnetto rilassante in acqua calda e della durata di almeno un quarto d’ora. Questo è il metodo maggiormente utilizzato fra i genitori per far addormentare il proprio piccolo.
METODO MONTESSORI
Questo metodo contiene al suo interno molti principi educativi che si fondano sull’autonomia e sul principio di libertà dei piccoli. Non si tratta di abbandonare i bambini a se stessi ma di lasciarli liberi di esplorare il mondo e se stessi e, per questo, viene molto spesso frainteso. Per mettere in pratica questo metodo, occorre che ci sia anche il celebre “letto montessoriano”. Si tratta di un lettino molto particolare che non deve superare i 20 o 25 cm. da terra. Inoltre, si tratta di un letto che non ha alcuna sponda o sbarra di contenimento e protezione. Con un’altezza tanto inferiore alla media, il bambino è libero di salire e scendere quando vuole ed in completa autonomia. Questo tipo di letto, inoltre, non presenta ne paretine né sbarre di protezione, per permettere al bambino di avere una panoramica “sul mondo” senza alcun ostacolo.